Immaginiamo sedute allo stesso tavolo, tranquillamente a chiacchierare, Cleopatra, Hildegarda Von Bingen e Coco Chanel…
Che profumo in quella stanza!!
Ho abbinato tre profumi, scelti tra la collezione di Strega del Castello a tre Grandi Donne del passato, ho pensato alle loro personalità che hanno scritto la storia, alla bellezza, alle loro menti.. Ho pensato alle Donne che conosco e come si sarebbero riviste in questi archetipi femminili. Mi piace immaginare che la semplicità del gesto di spruzzare il profumo possa richiamare quella forza e farla nostra nel quotidiano.. Una scia che racconta molto di più di quello che sente il naso…
Cleopatra e l’Eternità di Rosa Gianna
Seduta al tavolo, tra il fumo dei secoli e il silenzio del mito, Cleopatra non indossa l’oro, ma un’armatura invisibile fatta di petali. Per lei ho scelto Rosa Gianna, una fragranza che non promette solo profumo, ma una vera e propria discendenza olfattiva.
Non è una rosa fragile o domestica; è la Rosa Antica, selvatica e fiera, che affonda le radici in quella terra d’Egitto dove il tempo sembra fermarsi per ammirare la bellezza. Immaginiamo la Regina mentre si muove tra le ombre del suo palazzo: Rosa Gianna è il suo sussurro. È la “Regina dei Fiori” che incontra la Regina dei Re: una potenza che non ha bisogno di essere prepotente per dominare la stanza, proprio come il carisma di una donna che ha cambiato il corso della storia con uno sguardo.
In questo abbinamento vibra un misticismo sottile. Il profumo è un “segno discreto e indelebile”, capace di unire ciò che siamo stati a ciò che diverremo. Cleopatra incarna questo ponte tra i millenni: la sua figura è un’eredità che resiste, una grazia antica che non appassisce mai. Le sfumature speziate che pulsano nel cuore della fragranza richiamano i mercati d’Oriente, mentre i muschi del fondo stabilizzano l’anima, donando alla sovrana quell’equilibrio regale necessario per governare un impero.
Indossare Rosa Gianna per Cleopatra significa celebrare una femminilità sacra, fatta di gesti gentili ma di una determinazione d’acciaio. È il ricordo di una donna che, anche nella solitudine del suo potere, sceglie la delicatezza di una rosa che “non si spegne, ma si rinnova ogni volta che torna a sbocciare sulla pelle”. Un profumo che non è solo un ornamento, ma un’estensione della sua stessa, immortale, esistenza.
Ildegarda di Bingen: Il Silenzio Sacro di Lavanda Barocca
Al tavolo dove il tempo si annulla, Ildegarda di Bingen siede avvolta in un’aura di pace luminosa e sapienza antica. Per lei, la Sibilla del Reno che leggeva i segreti del cosmo nelle piante, non poteva che esserci Lavanda Barocca, una fragranza che danza sulla soglia sottile tra il sacro e il profano.
Questa non è la lavanda semplice dei campi assolati, ma un’essenza sontuosa e stratificata, capace di farsi preghiera e visione. Immaginiamo Ildegarda nel silenzio del suo monastero, tra pergamene miniate e alambicchi: l’aria attorno a lei si impregna di un gioco di luci e ombre, dove l’olio essenziale di lavanda si fa vellutato e talcato, evocando il respiro solenne di antiche pietre e legni profumati. È una melodia olfattiva che sa essere sacra e intima al tempo stesso, un ponte verso quella parte interiore che cerca equilibrio e sicurezza.
In questo abbinamento mistico, la lavanda si spoglia della sua veste campestre per diventare un rifugio dell’anima. Le note di fieno e ambra grigia che pulsano nel cuore della fragranza richiamano la “Viriditas”, quella forza vitale e verdeggiante che Ildegarda vedeva in ogni creatura. Lavanda Barocca diventa così un abbraccio rassicurante che consola e protegge, trasformando lo spazio in un santuario dove la nostalgia non è dolore, ma bellezza che si riscopre. Associare questo profumo alla Santa di Bingen significa riconoscere che la spiritualità ha un profumo: quello di un incontro tra passato e presente, un segno indelebile capace di donare armonia a chi, come lei, ha saputo ascoltare la voce del Cielo nel respiro della terra.
Coco Chanel e il Rigore Celestiale di Neroli
Al tavolo delle icone, Coco Chanel siede con una postura impeccabile, lo sguardo rivolto verso un futuro che lei stessa ha disegnato. Per lei, che ha fatto della sottrazione la forma più alta di lusso, ho scelto Neroli. Questa fragranza non è solo un profumo, ma una dichiarazione di purezza, un’essenza che sembra distillata dalla luce stessa del mattino.
Il Neroli, estratto dai fiori dell’arancio amaro, vibra di una dualità che rispecchia perfettamente l’anima di Gabrielle: è fresco e agrumato, ma nasconde un cuore complesso e profondo, capace di una persistenza che non urla, ma sussurra autorità. È il profumo della pulizia assoluta, che riporta Coco ai giorni dell’orfanotrofio di Aubazine, tra le lenzuola di lino bianco e il profumo di sapone artigianale, trasformando quel ricordo d’infanzia in un’eleganza tagliente e rivoluzionaria.
In questo abbinamento, il Neroli si spoglia della sua solarità mediterranea per indossare un abito di seta bianca. È una fragranza trasformativa che parla a chi cerca l’equilibrio nel caos, offrendo una purificazione profonda dei sensi. Come Coco ha liberato le donne dai corsetti, così il Neroli libera l’aria dalle pesantezze, lasciando spazio a una femminilità che si definisce per ciò che toglie, piuttosto che per ciò che aggiunge. Associare questo profumo a Chanel significa celebrare il carisma dell’essenziale: quel segno indelebile che, proprio come il suo stile, non passa mai di moda perché affonda le radici nella verità più pura della forma.
Sedute allo stesso tavolo, queste tre donne ci ricordano che la storia non è fatta solo di date e conquiste, ma di respiri, di intuizioni e di quella scia invisibile che lasciamo dietro di noi.
Abbiamo visto come la Rosa Gianna abbia restituito a Cleopatra la sua nobiltà selvatica, come la Lavanda Barocca abbia dato voce al silenzio mistico di Ildegarda e come il Neroli abbia distillato il rigore visionario di Coco Chanel. Tre essenze che, come fili d’oro, intrecciano il mito alla realtà, il sacro al profano.
Forse è proprio questo il segreto di Strega del Castello: non creare semplici fragranze, ma ponti verso l’altrove.



